Hana Kimura: tra i fiori il ciliegio, tra gli uomini il guerriero

“Hana wa sakuragi, hito wa bushi”, è la frase giapponese che tradotta è “Tra i fiori il ciliegio, tra gli uomini il guerriero” che significa semplicemente che come tra i fiori il migliore è il ciliegio, tra gli uomini il migliore è il guerriero e ha un significato profondo. Il ciliegio è infatti considerato come un simbolo dei samurai e nell’iconografia del guerriero samurai il ciliegio rappresenta insieme la bellezza e la caducità della vita: durante la fioritura mostra uno spettacolo incantevole nel quale il samurai vedeva riflessa la grandiosità della propria figura avvolta nell’armatura, ma è sufficiente un improvviso temporale perché tutti i fiori cadano a terra, proprio come il samurai può cadere per un colpo di spada infertogli dal nemico. Il guerriero, abituato a pensare alla morte in battaglia non come un fatto negativo ma come l’unica maniera onorevole di andarsene, riflette nel fiore di ciliegio questa filosofia. 
Questa filosofia si applica benissimo a Hana Kimura, giovane lottatrice giapponese di 22 anni che un anno fa si è tolta la vita a causa del cyberbullismo. Quindi Hana ha fatto esattamente come il fiore di ciliegio che quando sboccia è simbolo di vita, ma anche di morte, perché quando arriva al massimo del suo splendore poi si stacca a causa del vento dal ramo e muore. Hana a soli 22 anni è sbocciata come donna e come wrestler, aveva una vita intera davanti, piena di cose belle e successi, una vita che però è stata spazzata via da quel vento di critiche e insulti di persone che si nascondono dietro ad uno schermo  e una tastiera e che alla fine non pagano mai per le proprie azioni. 
Oggi con questo articolo noi di Donne Tra Le Corde, ovvero io, tutti i miei lettori e fan del wrestling e un ospite speciale, Emanuele “Cuky” Cucurnia, esperto di wrestling giapponese, vogliamo rendere omaggio a Hana Kimura, alla sua vita e alla sua carriera.

Tra i fiori il ciliegio

Racconto di Rachele Gagliardi: È il 23 maggio 2020.Sono nel pieno della preparazione dell’esame di maturità, perché si, ho mollato la scuola da ragazzina e ho deciso di rimettermi a studiare dopo anni ed è capitato proprio il 2020 come anno di diploma. Purtroppo leggo questa bruttissima notizia e pur non conoscendo Hana, mi si stringe il cuore, perché io al tempo avevo solo due anni più di lei e ho subito bullismo e cyberbullismo nel corso della mia vita. In più non mi aiuta il fatto che ho esattamente studiato queste due tematiche a scuola per una delle mie materie di studio.Faccio le mie condoglianze come tutti sui social e poi vado avanti con la mia vita, con il pensiero di questa giovane ragazza che si è privata di tutto per della cattiveria gratuita.Poi un giorno vengo a sapere che all’esame devo portare il mio progetto di vita e allora decido di inserire anche Hana. Dedico una parte di questo progetto al significato di diplomarsi nel 2020 e tra le tante tragedie riporto anche la morte di Hana, inserendo una foto di lei che dice: “Everybody’s different, everybody’s special!” perché è esattamente quello che era Hana, diversa da tutti e speciale a modo suo.

Alcune volte pensiamo che la vita degli altri non sia affare nostro, ma la realtà dei fatti è che invece ci tocca e lo fa soprattutto quando una persona fa qualcosa che ci intrattiene e ci rende felici anche solo per qualche ora, come una lottatrice di wrestling. Noi abbiamo perso una grandissima atleta in quanto fan, ma la famiglia ha perso una figlia o nipote, gli amici hanno perso un’amica e i colleghi una compagna di avventure. La tristezza di questo bellissimo fiore di ciliegio che si è staccato dal ramo ce la porteremo dietro ogni volta che vedremo la natura cambiare pelle e colori ad ogni cambio di stagione, quando su un ring ci sarà sempre uno spazio vuoto, quando le campane suoneranno dieci volte e quando una giovane lottatrice con le lacrime agli occhi farà il suo debutto o vincerà un titolo.Hana Kimura non sarà mai dimenticata.

Tra gli uomini il guerriero


Racconto di Emanuele “Cuky” Cucurni
a: È il 14 Aprile del 2019.

Il Main Event dello show Stardom decreterà, in un five way ad eliminazione, l’ordine di scelta delle capitane delle varie fazioni per il rimpasto delle stable, in cui è suddivisa la Stardom.

Sul quadrato si sfidano Mayu Iwatani, Kagetsu, Momo Watanabe, Jungle Kyona e Hana Kimura.

Il match è molto divertente, dinamico e bookato benissimo.

Balza alle orecchie una cosa: nonostante la presenza di quattro atlete di altissimo calibro, il pubblico sceglie Hana come preferita.

La sostiene sin dalle presentazioni. 

Alla fine, l’unica joshi da non tifare è Kagetsu, in quanto heel.

Il pubblico potrebbe tranquillamente optare per Mayu, Momo o Jungle, che sono colonne della Stardom e lottatrici altamente qualificate.

Ma il pubblico sostiene quella ragazza coi capelli rosa e l’attire dai colori sgargianti, con cui il mondo la ricorderà per sempre.

Perché sì, Hana non era la miglior joshi del roster Stardom.

Di fronte a lei, tecnicamente, c’erano molte altre atlete, ma la forza di Hana era il suo legame col pubblico e il suo innato carisma, che la faceva già amare – o odiare a seconda del ruolo che dovesse interpretare -, all’età di 22 anni.

Hana si prendeva la scena: tecnicamente non era Arisa Hoshiki (che si è ritirata a soli 25 anni proprio tre giorni prima della morte di Hana), non era Mayu Iwatani, Momo, Jungle, Kagetsu …

Era Hana, tanto le bastava.

La sua grande qualità era quella di valorizzare alla perfezione i momenti importanti che le venivano affidati all’interno del match e questa lezione l’ha sicuramente assorbita dalla madre, Kyoko, una leggenda del wrestling.

Hana sapeva quando fosse il momento giusto per dare aggressività all’azione o quando si poteva permettere di tirare fuori il suo lato comico, ben consapevole che il pubblico l’avrebbe seguita.

Sapeva leggere il match col piglio della veterana, cosa che permette ad un match di fare quel salto di qualità in più, rispetto all’essere soltanto bello esteticamente.

Di Hana va anche ricordato il fatto che avesse una fisicità molto più slanciata rispetto alla maggior parte delle joshi, cosa di non semplice gestione all’interno di un ring, eppure lei era molto agile e rapida, unendo il tutto ad uno striking solido e mosse di sottomissione efficaci.

Stava migliorando con costanza sul ring, con prestazioni convincenti e senza alcun timore reverenziale verso le veterane della compagnia.

Non era “la figlia di Kyoko”. 

Era Hana, la leader della stable Tokyo Cyber Squad, poi smantellata dopo la sua morte. 

Ho la certezza che sarebbe diventata uno dei volti principali della compagnia – in fin dei conti già lo era; le serviva soltanto la consacrazione definitiva, che sarebbe sicuramente arrivata – anche perché era un’atleta con una dedizione impeccabile verso il wrestling; una leader nata, capace di creare un clima compatto all’interno dello spogliatoio, come hanno detto tutte, nei giorni successivi alla sua scomparsa.

Ecco perché Hana non manca soltanto come persona, ma anche come wrestler.

Il wrestling non è solo l’unione di mosse, ma è soprattutto raccontare una storia, emozionare, creare un legame col pubblico rispetto a quello che sta accadendo sul ring.

E Hana era assolutamente infallibile in questo.

Per questo articolo ringrazio Emanuele “Cuky” Cucurnia che ha accettato di collaborare con me e aiutarmi nella parte più tecnica del racconto della carriera di Hana in quanto, come detto all’inizio, esperto e grandissimo fan di wrestling giapponese. Il suo contributo è stato davvero prezioso per la riuscita di questo tributo. 

Inoltre ringrazio indirettamente, perché non ho il piacere di conoscere la/le persona/e dietro questo blog, il blog Bushigo- la via del guerriero dove ho potuto reperire le informazioni ad inizio articolo sul proverbio giapponese.

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